Alice Fattore

Il portfolio è lo strumento attraverso il quale presentare e far conoscere il proprio lavoro e le proprie competenze.

Il portfolio, o portafoglio, rende evidenti non solo i tratti fondamentali di una produzione specifica (le fasi di un progetto, una serie di opere tematiche, un periodo di produzione, etc.) ma rivela, anche grazie alla metodologia adottata, la nostra effettiva competenza nel comunicare attraverso le immagini.

Happycentro

Se è sempre controproducente presentare delle immagini senza produrre una struttura in grado di relazionarle, sia tra loro che -nel loro insieme- ad un preciso territorio culturale, lo è ancor di più nel caso della redazione di un portfolio, che fa di questa relazione il principio su cui basare il progetto, lo stile, la scelta dei materiali; come controproducente è tentare di fare un portfolio "figo", con una buona tipografia e un impaginato "classico", che però non ha nulla a che vedere con la ricerca che stiamo proponendo. Il portfolio migliore è quello nato da una progettazione coerente con il lavoro che va a presentare, come un'opera tra le opere.

Mario Gutierrez

Nella costruzione del portfolio è importante considerare un aspetto fondamentale: ogni produzione creativa si sviluppa generalmente in ambiti specifici e, in modo coerente, su diverse pratiche. Un artista può, ad esempio, realizzare una serie di scatti fotografici su un progetto limitato ma in un periodo di tempo molto lungo, affiancando a quella produzione ulteriori progetti, sviluppare contestualmente ricerche sui materiali, o indagare attraverso le proprie pratiche i possibili sviluppi del disegno in ambito digitale, etc.. Questo artista, nel fare un solo portfolio, si ritroverebbe in seria difficoltà. Una difficoltà nata dal fatto che quelle produzioni nascono da stimoli diversi e sono, quindi, legate a contesti diversi. La prima cosa da fare è procedere in modo da rendere chiaro a chi vedrà il portfolio (ma anche e soprattutto e a se stessi) quali e quanti sono i confini tra queste produzioni, evidenziandoli, in modo da consentirne una lettura corretta.

Carlos Robledo

Esistono due principali approcci alla redazione di un protfolio: il primo raccoglie tutte le varie esperienze attraverso un contenitore aggiornabile e ben categorizzato, il secondo approccio costruisce singoli portfolio relativi a specifiche categorie o progetti, che solitamente documentano un'attività già svolta e quindi non necessariamente aggiornabili. Nessuno dei due approcci è la "via migliore", ovviamente, se non comprendiamo -oltre alla forma- anche il tempo che dovrà avere quel portfolio. Il punto oggi, in epoca digitale, è dato dalla possibilità di aggiornare e diffondere attraverso il web dei contenitori forse più dinamici delle vecchie cartelle di finta pelle, ma proprio per questo anche meno durevoli se slegati da un progetto a lungo termine. E' inutile dire che non potremmo mai fare a meno del sogno di un porfolio cartaceo, perché è ancora lì che si sviluppa al meglio, come dicevo nelle prime righe, una progettazione coerente con la produzione che si presenta. Ma è altrettanto chiaro che il portfolio digitale rappresenta sempre di più quel grande contenitore entro il quale è possibile collegare al meglio l'insieme delle esperienze prodotte. Non si tratta, quindi, di compiere una scelta tra digitale e cartaceo. Entrambi ci sono ormai indispensabili: il digitale per raccogliere e aggiornare i percorsi della propria produzione, il cartaceo per comunicare al meglio il singolo progetto, categoria o serie di opere.

Emil Kozole

Dicevamo che il miglior portfolio è quello che riesce a collegare in modo coerente l'oggetto attraverso il quale si presenta (il portfolio, appunto) e la proposta (la produzione). Il portfolio è quindi un prodotto che parla di prodotti, un progetto che parla di progetti o, se preferite, un'opera che presenta in modo coerente ulteriori opere. Se il primato creativo che sottintende a queste affermazioni viene accolto viene da chiedersi come mai sorgano così tante domande sul "formato" migliore, sulla presenza o meno delle didascalie, sull'uso o meno di una particolare tipografia, etc.

Collective Efforts

Il "formato" migliore non può prescindere dal contesto, dove per contesto non intendo solo l'ambito entro il quale verrà presentato il portfolio, ma anche -e soprattutto- la ricerca dalla quale nasce, i materiali che propone, etc. Non è quindi il caso di sperare in un manuale per la redazione del portfolio artistico, in quanto una regola ben assodata nella proposta di un determinato tipo di espressione non trova altrattanta fortuna in un diverso contesto di fruizione o di produzione. Dovremmo definire ogni singolo ambito di espressione e, all'interno di quell'ambito, verificarne i generi per avere una sommaria mappatura delle regole "più frequenti". Si può solo prendersi cura della creatività, non regolarla. E anche in questo caso è così.

Nathan Hinz

Per questo mi spingo a dire che esiste una sola regola generale: il rispetto. Rispetto per il proprio lavoro e per chi prenderà in mano quel portfolio. Non immaginatevi di essere talmente abili nella comunicazione visiva da poter omettere qualsiasi informazione scritta: è troppo facile accusare di scarsa sensibilità chi vede il portfolio senza cogliere appieno le caratteristiche di quanto avete presentato. Non è sempre possibile trovarsi di fronte un sofisticato critico d'arte o un collega dotato di strumenti adeguati, a volte è necessario rendersi comprensibili; soprattutto se consideriamo il fatto che quel che vogliamo è rendere evidenti le caratteristiche di un prodotto o di una ricerca.

Dyla Rosli

Tutto quel che dal nostro punto di vista serve a render limpida la lettura del lavoro proposto, deve essere contenuto nel portfolio. Ma il nostro punto di vista deve essere strutturato su una visione di insieme che comprenda anche la reale autonomia del prodotto finale. Facciamo un esempio pratico? Sappiamo che è indubbiamente utile abbandonarsi all'esercizio dell'autolettura della propria pratica, ma non dovremmo indulgere in questa attività quando costruiamo i materiali documentativi di un progetto realizzato. Nella documentazione relativa all'opera di un amico ho letto: "The performer further considering Memory as the artists’ imperative ethical territory, for the remembrance of that which otherwise would be forgotten, to honour and celebrate that which has been and went missing, and that which is yet to come". Non erano però riportati, a parte un paio di immagini, i dati fondamentali che mi potevano far comprendere come questi principi prendevano forma nell'opera. Ovvio che quell'informazione su come egli consideri la Memoria non mi ha particolarmente aiutato nell'"immaginare" la forma che si celava in quella descrizione. Solo dopo aver fornito gli estremi utili alla costruzione dell'immagine nel lettore dell'opera che documentiamo possiamo spingerci ad accompagnarlo per mano nella lettura, non prima. Prima deve poter entrare nel lavoro con le proprie gambe. Se lasciamo alla sola autolettura il contributo alle immagini che proponiamo rischiamo di fallire nel primo proposito di un portfolio: rendere esplicita la forma di una ricerca.

Bando

E quindi? Quindi diamo informazioni semplici come: quanto grande è questa cosa, quali sono i materiali che la compongono, che tipo di interazione prevede (se la prevede) con il pubblico, e così via. Se vedo una splendida scultura classica fotografata su un portfolio e non ricevo alcuna informazione sul materiale di cui è composta è evidente che sarò io, come spettatore, a riempire quel vuoto, e lo farò con l'informazione più probabile: sarà di marmo o di gesso (se bianca), di bronzo o di argilla (a seconda della tonalità). Non potrò mai capirlo se è di sale, di cioccolato o di sapone, a meno che non mi venga fornita questa informazione. E questa informazione catalizzerà il mio sguardo: non vedrò più la stessa immagine in quella fotografia. Spero che l'esempio, per quanto estremo, sia chiaro: inutile e controproducente scrivere di "territori dello spirito" se prima non avete fornito le informazioni indispensabili alla legittima autonomia di lettura da parte del pubblico. 

Possiamo sintetizzare in questo modo: il miglior portofolio è quello che può essere compreso anche senza la presenza dell'autore o della produzione proposta.

Portfoli on line

Al di là delle recenti innovazioni introdotte nel sistema scolastico italiano e dell'interesse europeo riassunto nell'ormai decennale progetto "ePortfolio for all", le potenzialità della raccolta in rete di enormi quantità di informazioni sulle pratiche e le ricerche in atto sono incontestabili. Esistono ormai molte possibilità per realizzare on line il proprio portfolio individuale, strade aperte dai risultati delle consolidate esperienze nord americane e, più recentemente, di alcune regioni europee come il Galles. L'esigenza di poter contare in un portfolio accessibile su qualsiasi computer attraverso i browsers, aggiornabile e diffuso attraverso il social web sono le domande grazie alle quali hanno preso piede le molte piattaforme mediante le quali è possibile realizzare e diffondere il proprio portfolio. Ne elenco qui di seguito alcune, non in forma di classifica o di "best off", ma solo per facilitare la ricerca a chi intenda intraprendere la redazione e la diffusione del proprio portafoglio on line, magari seguendo i pochi consigli che ho raccolto in queste righe.

 

 

 

 

 

 

 

 
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