
Trasformare uno spazio espositivo in un laboratorio aperto. Non scindere elaborazione e messa a punto dei lavori possibili da chi vuole prestare attenzione a quel che sta accadendo. Sondare le condizione di permeabilità di un lavoro mentre viene sviluppandosi. Uscire/entrare sono due operazioni reversibili: uscire nello spazio pubblico e raccogliere materiale (immagini, interviste) mentre ci si orienta, è il riflesso dell’entrare nelle cose come fosse la prima volta, l’ennesimo inesauribile osservarle come non le si era ancora osservate. Orientarsi, elaborare mappe dove entrata e uscita sono funzioni perfettamente intercambiabili. Entrare dove? Nello spazio pubblico, spazio comune, spazio urbano, lo spazio ‘lì fuori’. Uscire da dove? Da quel ‘qui dentro’ dove osservare e pensare stanno subendo un processo di addensamento, dove il nucleo (il dentro dell’io, qualsiasi cosa questo pronome voglia dire) che si sta addensando si rivela essere poroso, la superficie permeabile. Addensamenti e porosità. Fra spazio urbano e spazio espositivo sta avvenendo il medesimo processo: i limiti sono porosi, mentre l’addensamento rende riconoscibili i due ambiti. Li rende attraversabili. E si può indifferentemente entrare e uscire, così come le stesse condizioni dell’elaborare e dell’osservare sono intercambiabili. Lo spazio espositivo che diventa laboratoriale e viceversa, parla della reversibilità della condizione produttiva in improduttiva, della attività in passività, parla delle sistole e delle diastole che ritmano l’entrata e l’uscita del fluido che permette l’addensarsi, che rende porosi i limiti, che evita l’attrito, che impedisce l’abrasione delle superfici di contatto fra esterno e interno. Forse non si tratta di altro: lasciar scorrere, avvertire quando e dove la corrente si indirizza, e seguirla. Questione di percepire le correnti d’aria, le onde. Essere spettatori, essere improduttivi, disponibili, non volere aggiungere altro a quello che scorre. Forse non si tratta di altro: comunicare la direzione della corrente, disegnare l’onda mentre l’onda scorre. Questione di evidenze. Per questo si può sempre entrare, e sempre uscire. Non vi è notte o giorno, anche queste due condizioni sono reversibili. Si tratta piuttosto dell’alba e del tramonto, si tratta dello sciamare.
Riccardo Caldura
Il progetto si è svolto dal 5 al 7 febbraio 2009, senza interruzioni, per 72 ore complessive
