DICIOTTOMILA

 

  • Testo

    “Cosa possiamo fare con il tempo che abbiamo a disposizione?”
    Il tempo scandisce il dialogo tra la materia e la produzione attraverso l’utilizzo attento/accorto delle pratiche e dei dispositivi. Dedicare del tempo a questo dialogo ecologico significa dedicarsi del tempo. Prendersi cura di questo tempo significa restituire il discorso a ciò che si genera e degenera, in un rapporto intimo con e tra i mezzi. L’Atelier diventa quindi la convergenza dove emerge la necessità dell’individuo e del collettivo di dare forma alle relazioni che si intessono al suo interno. La possibilità di condividere il tempo e lo spazio in un rapporto intimo genera l’immagine declinata nell’eterogeneità delle soluzioni che ne possono derivare. Diciottomila accoglie gli elaborati che sono stati ideati, realizzati e contaminati nel medesimo spazio in cui ora sono fruibili. La risultante non è semplicemente la somma di questi processi ma essa trasforma lo spazio stesso contribuendo al dialogo tra le parti. Dai lavori esposti si propagano le trame che prendono respiro nello spazio che li accoglie. 

  • Foglio sala

    1. Io sono voi, voi siete in me, Serena Gualini, performance con abito realizzato ad uncinetto e matite, 2023 - 2024

    Una forma plasmata dagli incontri e dai legami intrecciati con le persone incontrate nella vita, indossata come una pelle. Durante la serata, l’autrice percorrerà a ritroso la genesi dell’opera, srotolando sulla parete i dati processati per crearle e fornendo allo spettatore le chiavi per decodificare l’opera.

    1. Schermando nuvole, Noa Pane, aria, pubblico, ventola, gonfiabile, video, legno, 2023 - 2024

    L’opera “Scremando nuvole” si interroga sulla relazione tra attività umana e la nuvola informatica “Cloud”.

    1. Riso Sardonico, Elisa Manfrin, ceramica, ingobbi, tecnica a colaggio, 2024

    Piccoli monoliti dal riso beffardo affiorano dalla superficie. Riso e pianto, caricatura e mostruoso, bene e male, senso e non-senso, grezzo ed elegante, forma e deformazione.

    1. Apofenia/Epifania, Elia Lunardon, ingobbio su ceramica e acrilico su tavola, 2024 

    Come nelle vetrate delle chiese diversi frammenti di vetro accostati tra di loro raccontano una storia, nel processo apofenico diversi elementi totalmente slegati tra di loro tessono, come i fili di un tappeto, un disegno unitario, fatto di elementi estranei nella forma e dai significati ermetici ma comunicanti.

    1. Run away from problems, Francesco Bruno Niero, filo di cotone, 2024

    Nella notte le storie vengono raccontate. Nella notte le storie vengono vissute.

    1. La piccola danza, Lisa Sieni, terracotta e spago, 2024

    Nati dal bisogno di trovare una posizione comoda, passano da una scomodità all’altra. Crescono dalla rigidità dell’argilla modellata e cotta, trovata e raccolta tra Firenze e Venezia, fino a ritrovare flessibilità nell’intreccio. L’intreccio le fa innalzare, torcere piano piano, di lato, a spirale. Vorrebbero adagiarsi ma continuano, in tensione, la loro piccola danza.

    1. Esuvia (Faust 1-23), Francesco Bruno Niero, terracotta, 2024

    Da una forma vuota, una scorza, nascono speculazioni piene di terrore. Un ragno che non c’è ma che lascia una superficie su cui tessere le trame del mondo. Questo corpo apre al ciclo faustiano delle Madri, tessitrici delle storie del mondo, attraverso il linguaggio universale del codice binario. Ogni punto può essere bianco oppure nero, ma solo l’alternarsi di questi genera significato.

    1. Tripwires atelier deco b, Edoardo Armellin, rame, bronzo, argento, gomma, 2024

    Di solito questi spazi sono belli incasinati. Ma questa volta abbiamo riordinato tutto per bene. 9 cavetti esposti un po’ nascosti in giro, per chi ha già nostalgia di com’era prima.

    1. Alzheimer’s death, Li Yi, vetro, acrilico, fili idrosolubili, 2024

    36 serie flebo gocciolano lentamente acqua in una teca sottostante, contenente un teschio composto da 20 anelli di vetro impilati e sostenuti da sottili fili idrosolubili. Il liquido che si accumula scioglie i fili, facendo collassare gli strati a partire dal basso. Alla fine, dell’intero cranio rimane solo una massa di cocci di vetro.

    1. Untitled (64 spegli), Giorgia Prandin, vetro di Murano, borosilicato, foglia argento, 2024

    Speglio è “ciò che serve a guardare”. speglio è l’antico strumento d’argento in cui il mondo appare “per similit”. speglio è trama e memoria della superficie di cui si fa virtù.

    1. Rimane la pelle: bootleg Jersey Manchester United 1991-1992, Daniel Bresolin, ceramica refrattaria e ossidi, 2024

    Le bootleg Jersey sono le versioni no legit delle maglie da calcio. Maglie false che, proprio perché libere dalla pretesa di apparire come le originali, divengono il segno di un grande senso identitario. Maglie così false da diventare pezzi unici, questi pattern facilmente accessibili diventano la seconda pelle di ragazzi provenienti dalle banlieue e quartieri popolari.

 

 

Grafica by Giulia Gaffo e Francesco Bruno Niero

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